La Terapia Focalizzata sulle Emozioni (Emotion Focused Therapy – EFT)

La Terapia Focalizzata sulle Emozioni (Emotion Focused Therapy - EFT)

Le persone, anziché esser guidate da immagini su come essere, hanno bisogno di essere come effettivamente sono e di rispettarlo.
(L. S. Greenberg)

La EFT è una psicoterapia esperienziale che integra le qualità relazionali della Terapia Centrata sul Cliente con modalità terapeutiche derivate dalla Terapia della Gestalt e che consente di lavorare in modo specifico sul funzionamento emotivo delle persone. La EFT, benché riconosca l’importanza dei processi di costruzione dei significati, considera le emozioni come dato fondamentale dell’esperienza umana pertanto è una psicoterapia che promuove lo sviluppo dell’intelligenza emotiva: aiuta le persone ad entrare in contatto con le proprie emozioni, a differenziarle, ad accettarle, a esprimerle e a regolarle per poter attribuire loro significato e utilizzarle come guide adattive nelle relazioni e nella vita in genere. Le emozioni sono poste come centrali poiché sono adattive, sono un sistema di segnalazione primario, una naturale tendenza all’azione relazionale e un processo di creazione di significato. Le emozioni rivelano informazioni fondamentali rispetto a come condurre la propria vita in base a ciò che è personalmente rilevante. Sviluppare una maggiore consapevolezza sul proprio funzionamento emozionale implicito, poterlo gestire in modo più flessibile, consente di farne un uso costruttivo per sé stessi e per gli altri. Alcune emozioni sono guide imprescindibili per il nostro buon funzionamento nel mondo altre invece generano malessere, ci distanziano dalle nostre risorse e/o dagli altri. Il lavoro terapeutico coinvolge entrambe queste tipologie emozionali ed implica una graduale riattribuzione di senso alla propria esperienza, a sé, alle relazioni con gli altri e/o alla vita in genere.

La EFT è un approccio psicoterapeutico esperienziale integrato che nasce in Canada nella metà degli anni ’80 per opera di Sue Johnson e Leslie S. Greenberg. Nel 1988 i due autori pubblicano il primo manuale sulla terapia di coppia focalizzata sulle emozioni. Successivamente Sue Johnson ha continuato a sviluppare il modello in particolare nella psicoterapia di coppia, Leslie Greenberg e i suoi collaboratori si son dedicati anche alla messa a punto di modalità di lavoro differenziate per configurazioni diverse di sofferenza psichica individuale. La EFT è stata sviluppata attraverso le ricerche sui processi di cambiamento in psicoterapia cercando di rispondere alle diverse esigenze di trattamento della poliedricità clinica attuale. Il modello comprende una teoria delle emozioni e dei processi di cambiamento emozionale su cui basare l’assessment; differenzia marker e micro-marker relativi a diverse tipologie di problemi affettivo-cognitivi che si manifestano in seduta e forme di intervento specifiche. E' un approccio riscontrato efficace, oltre che nella terapia di coppia, come trattamento di ansia, depressione, disturbi alimentari, trauma.

Orlandi C. (2012). Un'intervista a Leslie Greenberg, Da Persona a Persona, Rivista di Studi Rogersiani, Giugno, Roma: Alpes.

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EFT sta per Emotion Focused Therapy, non per Emotion Freedom Technique, ed è una terapia in cui le emozioni sono viste come dato fondamentale dell’esperienza umana, fonte essenziale di informazione rispetto a ciò che è importante per le persone nelle varie circostanze di vita. La EFT è costituita da due componenti fondamentali: la relazioni empatica e i tipi di intervento che variano in modo specifico in base al problema (o marker) che emerge in seduta.

 


La EFT è nata e si è evoluta dai miei studi su come cambiano le persone in psicoterapia: ho iniziato come ricercatore del processo ma ero anche formato in Terapia Centrata sul Cliente e in Terapia della Gestalt. In realtà nasco come ingegnere e solo successivamente sono passato alla psicologia con la convinzione che c’è sempre qualcosa in più del pensiero razionale e matematico, qualcosa che va oltre a ciò che possiamo esprimere con le parole. Nel 1970, quando entrai a psicologia, mi resi conto che c’erano solo due libri sulle emozioni. Iniziai le mie ricerche per capire cosa succede dentro, dove sappiamo più di quanto possiamo dire, così arrivai alle emozioni. Stavo studiando il processo terapeutico attraverso le registrazioni delle sedute, prima quelle audio poi video, e vidi che le persone che si coinvolgevano emozionalmente cambiavano di più e questo lo stavo scoprendo anche nella mia formazione Gestalt e nel mio lavoro personale. [Il mio lavoro] era un’integrazione di tutto questo all’interno di un quadro teorico delle emozioni che prima era incompleto

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La EFT vede i problemi di salute mentale come basati sulle emozioni dolorose profonde. Le persone nella loro vita hanno provato emozioni alle quali non è stata data risposta o che non hanno elaborato in modo adeguato. Le modalità con cui son state affrontate [certe emozioni] non sono efficaci nonostante vengano vissute come protettive. In realtà sono modi in cui le persone si dissociano o negano la loro esperienza emotiva e questo non significa che non sanno ciò che provano ma che non lo ammettono né lo rivendicano come proprio, e ciò significa che non sperimentano le loro emozioni. Quindi penso che la componente principale di molti problemi di salute mentale sia l’emozione che non è stata elaborata che significa che è stata tenuta a bada, come a protezione, perché le persone hanno paura che se sentono le loro emozioni ne rimarranno sopraffatte e si frammenteranno per questo cercano di affrontarle standone lontane ma questo diventa il problema. Quindi l’ansia è come un rilevatore di fumo che ti dice che il pericolo è potenzialmente presente ma quando si rivolge alle emozioni potrebbe esplodere e diviene disfunzionale: diventiamo molto ansiosi o in preda al panico ma in realtà abbiamo paura che le nostre emozioni eruttino e che non saremo in grado di farvi fronte. Quindi l’ansia è in realtà un tentativo di gestire per non cadere a pezzi ma non è utile, allo stesso modo [funziona] anche in altri disturbi, al centro c’è che sto negando le mie emozioni e non le sto davvero elaborando, ma esse continuano a farsi sentire cercando di attirare l’attenzione, le mie modalità negative di affrontarle sono problemi di salute mentale: divento depresso, ansioso, con disturbi alimentari, mi calmo, tutte queste cose che ho fatto per cercare di affrontare in modo disfunzionale le emozioni dolorose che temo mi portino alla frammentazione. La terapia è un processo volto ad aiutare le persone ad affrontare certe emozioni e ad andare verso il bisogno che vi è in esse, che in realtà è sano, adattivo, che le aiuta e che introduce nuove emozioni. Quindi la causa dei maggiori problemi di salute mentale sono le emozioni delle quali le persone hanno paura e dalle quali cercano di stare lontane ma la cura è davvero riuscire ad avvicinarsi ad esse e simbolizzarle nella propria consapevolezza, affrontarle e gestire i bisogni che esprimono.


Ci sono tre parole che le persone usano per descrivere l’emotività: affetto, emozione e sentimento. È complicato perché vengono usate in modo diverso ma penso che il miglior modo di concepire le emozioni sia un’immagine: se pensi all’intera emozione come un albero hai le radici e il gambo principale, questo è l’affetto, la base fisiologica dell’eccitamento, l’arousal, l’adrenalina; poi i rami principali dell’albero sono le emozioni categoriali come la rabbia, la tristezza, la paura, la vergogna, la gioia, l’amore; i sentimenti sono emozioni raffinate, le più cognitivamente e socialmente apprese e differenziate. Così i piccoli rami o le foglie dei sentimenti sono come il sentirsi sospettosi, delusi o entusiasti, sono molto differenziati con un linguaggio per sentimenti complessi.


Le emozioni primarie e secondarie sono concetti chiave nella EFT. L’emozione primaria è la prima emozione che una persona prova in una situazione, non è un’emozione di base come rabbia, tristezza che sono primarie a livello evolutivo, ma è proprio la prima emozione così posso provare invidia, che è un’emozione complessa, come primo sentimento quando vedo che hai qualcosa che vorrei. Di solito è un’emozione adattiva e viviamo con queste emozioni. L’emozione secondaria è un’emozione che emerge per seconda, l’esempio che probabilmente tutti conosciamo è che spesso quando le persone si sentono ferite si arrabbiamo, esprimono rabbia, quindi la rabbia maschera il dolore. Uno stereotipo maschile è che gli uomini hanno difficoltà con i sentimenti di vulnerabilità, come la paura e la vergogna, e spesso esprimono rabbia, quindi noi vediamo la rabbia ma in realtà ciò che sentono sotto è vergogna o paura. Uno stereotipo femminile è che le donne spesso piangono quando sono arrabbiate, socializzano senza esprimere la rabbia e piangono. Le emozioni secondarie oscurano o prendono il sopravvento su ciò che viene realmente vissuto. Quindi ciò che davvero vogliamo è superare le emozioni secondarie per arrivare alle emozioni più fondamentali che provano le persone. Un aspetto cruciale è perché l’emozione primaria è così importante: le emozioni sono fondamentalmente tendenze all’azione, quindi la paura mi predispone alla fuga e la rabbia mi solleva e mi spinge in avanti, in questo senso le emozioni sono il mio fondamentale sistema di orientamento nel mondo. Inoltre, mi danno informazioni rispetto alle mie reazioni: se penso di predispormi alla fuga l’emozione mi sta dicendo che sono in pericolo. È davvero importante aiutare le persone ad arrivare alle loro emozioni primarie perché offrono tendenze all’azione e informazioni fondamentali per la sopravvivenza. Le emozioni sono anche sistemi di segnalazione, comunicano. Quindi è molto importante che le persone siano chiare e capaci di utilizzare le informazioni delle loro emozioni in modo adattivo perché altrimenti sentono qualcosa ma non ne sono consapevoli o non ne traggono informazioni.


Nel lavoro con le emozioni è molto importante sapere cosa si sta facendo per questo abbiamo sviluppato sei principi basati su evidenze riguardo a come si lavora con le emozioni. Noi aiutiamo le persone ad essere consapevoli delle emozioni e questo cambia ciò che è passivo o ti accade in qualcosa di cui sei un agente, nel senso che sai ciò che provi ed è tuo. Quindi il primo principio è la consapevolezza, il secondo è l’espressione delle emozioni che non è la stessa cosa della consapevolezza, l’espressione è quando si utilizza il dialogo tra le sedie e una persona esprime qualcosa a qualcuno. Per esempio, nella terapia di coppia dire “amo mia moglie” rivolgendosi al terapeuta non è la stessa cosa che guardare la propria moglie negli occhi e dirle “ti amo”. Questo è ciò che meglio coglie la differenza o il potere dell’espressione. Poi c’è la regolazione emotiva che si ha ad esempio quando le emozioni sono allaganti e si aiuta le persone a tornare ad un’intensità inferiore rendendo l’esperienza emotiva elaborabile. Poi c’è la riflessione attraverso la quale avvengono gli insight, la comprensione dei pattern personali, la creazione di nuove narrative. Ma i due principi più importanti hanno a che fare con la trasformazione delle emozioni. Il primo è cambiare le emozioni con le emozioni e qui il concetto centrale è che non puoi cambiare un’emozione a livello dell’amigdala con la ragione perché è impenetrabile alla ragione, ciò che cambia l’emozione è l’attivazione di un’altra emozione più potente e più forte. L’ultimo principio è l’esperienza emozionale correttiva che coinvolge anch’essa il cambiamento di un’emozione con un’emozione ma all’interno di una relazione interpersonale, in terapia avviene spesso con il terapeuta, quindi se mi aspetto di provare vergogna quando dico qualcosa al terapeuta ma sperimento apprezzamento e validazione questo è cambiare le emozioni attraverso una relazione reale. Questi sono i sei principi fondamentali per lavorare con le emozioni.


Penso che cambiare le emozioni con le emozioni sia il concetto più innovativo della EFT rispetto a come cambiano le persone. Spinoza, filosofo del XVI secolo, scrisse che “l’unico modo di cambiare un’emozione è con un’emozione più forte ed opposta” e questo è il principio centrale che noi abbiamo adottato. Non penso che si possa cambiare le emozioni dolorose profonde, basate sull’attivazione dell’amigdala, con la ragione poiché esse sono impenetrabili alla ragione. Quindi, il modo per cambiare le emozioni dolorose profonde è attraverso l’attivazione di un’altra emozione che aiuta a trasformare quella presente, ma non rimpiazzandola! Non si sostituisce un’emozione con un’altra, la nuova emozione trasforma o sintetizza la vecchia emozione e allora abbiamo una nuova emozione emergente mai sperimentata. Quindi, possiamo pensare alla vergogna trasformata dalla rabbia in sicurezza, la paura trasformata dalla tristezza in calma o in sollievo: un’emozione cambia un’altra emozione. Fondamentalmente se la tendenza all’azione della vergogna o della paura è di ritirarsi, di scappare o di sprofondare sottoterra, la tendenza all’azione della rabbia è di spingere in avanti e quella della tristezza è di piangere per ciò che si è perduto…non puoi scappare e protenderti in avanti allo stesso tempo. Quindi quando sei nella vergogna o paura profonda posso facilitare la rabbia, il dolore o la tristezza ad emergere, l’una si mescolerà all’altra e si trasformeranno. Quando ti vergogni hai una serie di ormoni o sostanze neurochimiche che fluiscono nel tuo sangue, se inizi ad arrabbiarti avrai sostanze diverse, si attiveranno circuiti cerebrali diversi, quindi nel tuo sangue avrai questa miscela di neurochimici che compone un nuovo stato. Questa è solo un'analogia che spiega la descrizione scientifica, ma ti dà la sensazione di come un’emozione annulli e trasformi un'altra emozione.


Così come “emozioni primarie e secondarie” è una distinzione anche “emozioni primarie adattive e maladattive” è una distinzione che facciamo. Le emozioni sono fondamentalmente adattive: la mia primissima risposta di solito mi aiuta ad orientarmi, ma se ho un apprendimento traumatico, ho sofferto di trascuratezza, abbandono o abuso il mio sistema emotivo non è più adattivo. Nel disturbo post-traumatico da stress, un soldato potrebbe sentire il rumore di una porta e potrebbe abbassarsi per nascondersi al proiettile: il cervello emotivo gli sta dicendo che è presente un pericolo quando non c'è alcun pericolo. Quindi l'emozione è diventata maladattiva ed è un'emozione dolorosa centrale che influenza la persona nella sua vita. L'emozione era probabilmente adattiva in prima istanza non è mai stata affrontata adeguatamente ed è quindi rimasta una sensazione molto dolorosa. Noi crediamo sia importante che i clienti sanno dove provano dolore, sanno molto meglio di me dove sentono dolore e cosa glielo procura. Nella EFT seguiamo il loro dolore e questo ci conduce al loro nucleo doloroso problematico.


Per arrivare alle ferite emotive è necessario sintonizzarsi empaticamente sull’affetto ed è come tenere il dito sul battito emotivo delle persone momento per momento. È necessario essere molto presenti e sintonizzati per seguire le emozioni delle persone e le loro emozioni dolorose. Si segue ciò che è doloroso o intenso. Se le persone hanno subito un abbandono, se sono state abbandonate da piccole saranno sensibili ad essere lasciate o rifiutate. Questo emergerà dal modo in cui parlano delle situazioni presenti, la loro voce avrà una qualità particolare, la loro espressione facciale e seguendo quel dolore si arriverà a questa sensazione fondamentale di "non sono mai stato amato" o "non merito di essere amato" e questa è la loro sofferenza principale. Poi si lavora per aiutarle a trasformare quel dolore.


Un dolore profondo comprende bisogni insoddisfatti quindi una vera e propria definizione di emozione in ambito psicologico è che ogni emozione, insito in ogni emozione dolorosa vi è un bisogno insoddisfatto e l'emozione ci informa davvero che c'è un bisogno insoddisfatto. Quindi, se mi vergogno il bisogno insoddisfatto è di essere validato o apprezzato, se ho paura il bisogno insoddisfatto è di essere al sicuro. È chiaro che non ci vuole la scienza per sapere quali sono i bisogni insoddisfatti. Non sono il terapeuta che ti dice qual è il tuo bisogno, ma ti aiuto a sopportare il dolore, ti chiedo di cosa hai bisogno in quello stato, così il bisogno emerge dall'emozione dolorosa.


Nella EFT lavoriamo con la sedia e ciò consiste nell’uso del dialogo psicodrammatico con la sedia vuota nella quale si immaginano altre parti di sé stessi o altre persone. Ciò che aggiunge il lavoro con la sedia è un tipo di drammatizzazione che in realtà definirei espressione, cioè quando esprimi qualcosa, e quando gli esseri umani esprimono qualcosa a parole ciò evoca l'esperienza. Si usano quindi sedie diverse, in particolare si usa il lavoro con due sedie per le scissioni autocritiche quando c’è una voce critica cioè la tua stessa voce critica che ti critica oppure il lavoro con la sedia vuota che si utilizza per le questioni irrisolte con un altro significativo in questo caso immagini qualcun altro su una sedia vuota e questo evoca immediatamente i sentimenti che poi esprimi all'altro. Quindi il lavoro con la sedia favorisce l’evocazione e la risoluzione di questi sentimenti.


Nell'EFT, quando qualcuno si presenta con depressione, quando qualcuno dice “non vado d'accordo con le altre persone“ o “ho difficoltà con gli altri“, cerchiamo di facilitare il contatto con l'emozione sottostante che genera questi problemi. Nella depressione potrebbero esserci: un profondo sentimento di vergogna come quando le persone si sentono un fallimento o inutili, oppure un sentimento di abbandono o di accudimento non amorevole. La depressione è un sintomo secondario perché il bisogno non è stato soddisfatto, il bisogno di amore o il bisogno di validazione. Le persone iniziano a non avere speranza che il bisogno verrà mai soddisfatto, si arrendono e poi si sentono depresse perché, in un certo senso, rinunciano alla soddisfazione del loro bisogno e sentono che non accadrà mai. Ma, in realtà, nel profondo provano vergogna per sentirsi inutili o abbandonati nel proprio isolamento, come “non mi ha mai amato nessuno”, e sono questi i sentimenti che in superfice si manifestano come depressione. Il sintomo è un fenomeno secondario, la malattia è la vergogna o la paura sottostante. Allo stesso modo è per le persone che hanno difficoltà nelle relazioni che potrebbero, nel profondo, avere paura di aprirsi perché prevedono di essere rifiutate, e ciò è una sorta di vergogna, oppure potrebbero sentire che nessuno è mai stato lì per loro e per questo si sentono non amabili. Quindi quello che vediamo sono le difficoltà nelle relazioni in cui sono diffidenti, non si aprono affatto o sono aggressive perché si sentono sempre ferite ma il problema principale è sempre l'emozione sottostante. Ma ci sono molti strati nelle persone con problemi e difficoltà concrete e noi non cerchiamo di trattare il sintomo, voglio dire, validiamo e comprendiamo la dolorabilità del sintomo ma si cerca di arrivare all’emozione primaria sottostante.


Recentemente ci siamo concentrati sul lavoro con l'ansia e su ciò che troviamo nell'ansia, voglio dire che ci sono molte forme diverse di ansia che van sempre nella direzione di un dolore profondo, ma nel GAD (disturbo d'ansia generalizzato) o nella preoccupazione spesso ciò che c’è sotto è l'insicurezza fondamentale di essere stati abbandonati e quindi ti senti insicuro in un mondo vasto e pericoloso o in un mondo in cui possono accadere cose brutte e così finisci per preoccuparti, preoccuparti, preoccuparti e la preoccupazione è un tentativo maldestro di proteggerti, ma dobbiamo arrivare alle insicurezze di base sottostanti che hanno a che fare con “sono tutto solo in un mondo senza protezione”. Nell'ansia sociale, le persone sono molto ansiose "non posso andare alle feste" o "Non posso parlare in classe" spesso alla base c'è la vergogna che da qualche parte in passato “mi sono vergognato o mi son sentito umiliato” o non solo episodi di vita ma è una narrazione in cui ero difettoso o qualcosa di me non era apprezzato e quindi l'ansia sociale è che non voglio esprimermi, proteggendo me stesso senza aprirmi alle persone. Quindi, immaginando il caso di un falegname che non ha problemi con il suo lavoro ma non può pranzare con i suoi colleghi perché in qualche modo sente che lo criticheranno, quindi si isola per paura delle critiche e non riesce a sedersi e mangiare con loro perché è tanto ansioso ma in realtà si sente ridicolizzato, le altre persone non lo apprezzano perché si isola, perciò iniziano a criticarlo. Il problema non è l'intero fenomeno di questo ciclo, il problema è la sua vergogna e questo lo porta ad avere paura di stare con gli altri perché potrebbero criticarlo.